 |
Sin dalla sua fondazione, nel 1990, il Centro Welcome si è interessato dei temi legati alla salute della popolazione immigrata, in particolare delle donne e dei bambini. A questo proposito, è stato subito costituito un ambulatorio ginecologico e pediatrico che ha offerto, per un lungo periodo, assistenza alle madri straniere e ai loro bambini.
All’epoca, infatti, gli immigrati senza permesso di soggiorno e coloro i quali, pur avendo il permesso, non potevano versare i contributi per l’iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale, erano per l’Italia degli invisibili che non avevano alcun tipo di assistenza medica. Gli ambulatori ginecologico e pediatrico hanno lavorato a pieno ritmo affrontando enormi difficoltà ed appoggiandosi al sistema privato quando si rendevano necessari analisi o altri tipi d’interventi che il Centro non poteva fornire.
Con il tempo, lo scenario è mutato. L’immigrato ha visto riconosciuto il proprio diritto alla salute a prescindere dalla titolarità di un permesso di soggiorno, per il solo fatto di essere una persona, finalmente.
Il Centro Welcome è stato testimone dell’evolversi dei tempi ed ha contribuito, con l’esperienza maturata tramite la sua azione in prima linea, alla formazione di una consapevolezza istituzionale. Ha partecipato con i suoi operatori ad incontri, convegni e corsi di formazione concernenti la salute della popolazione immigrata. Ha collaborato con l’Istituto Superiore della Sanità per indagini sul comportamento delle madri immigrate, in particolare, riguardo al loro modo di affrontare la gravidanza, il parto, l’allattamento e l’uso dei medicinali. Ha contribuito all’iniziativa della Caritas romana di via Marsala per la formazione del G.R.I.S. (Gruppo Regionale di Iniziativa Sanitaria) di cui ancora fa parte, gruppo che si è proposto come collegamento fra istituzioni pubbliche e centri di volontariato ai fini di affrontare e risolvere i problemi legati alla salute degli immigrati.
Oggi, l’ambulatorio ginecologico e pediatrico ha lasciato posto a un Consultorio Pediatrico che, ancora, trova la sua ragion d’essere nel dare una risposta alle difficoltà che la madre immigrata può sperimentare nel rapporto con le istituzioni sanitarie, quali le lungaggini burocratiche, gli orari incompatibili con gli impegni lavorativi, gli ostacoli linguistici.
|